Carlo Odello

Espresso italiano in Cina: qualche idea dopo il Caffè Italia di Guangzhou

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Si è appena concluso il Coffee Expo Guangzhou 2011, che è stata la sede per una nuova edizione di Caffè Italia, il banco d’assaggio dell’espresso italiano. Un’edizione che ha seguito quelle di New York, Parigi, e Tokyo (quest’ultima ormai alla seconda edizione) e che ha portato nella megalopoli di Guangzhou ben 16 miscele di tutta Italia (le trovate qui). E insieme al caffè anche sei torrefattori che hanno voluto essere presenti di persona con un proprio spazio.

Abbiamo posto in assaggio le diverse miscele per tutta la durata della fiera e raccolto su scheda il parere dei visitatori, grazie alla collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori. Ci vorrà il dovuto tempo per elaborare i circa 1.400 assaggi codificati su scheda, ma una prima analisi mi porta a evidenziare almeno tre punti che credo possano essere d’interesse.

Il mercato cinese esprime un interesse notevole per il caffè, ma non ci esploderà tra le mani domani. Diffidare da chi promette quindi fatturati interessanti in tempi brevi. Lo sa bene chi già esporta, compresi i grandi marchi nazionali: ora è il momento dell’investimento, i ritorni sono attesi e sperati. Ripeto: attesi e sperati. Il che vuol dire che vale assolutamente la pena approcciare il mercato cinese, ma bisogna predisporre un budget per farlo e pensare che i guadagni arriveranno più in là. Il consiglio è comunque elaborare una strategia ed entrare, mettere un piede nella porta, prima che la porta con il tempo si faccia più piccola e il mercato richieda investimenti più forti.

Secondo punto: l’Italia piace, piace e piace. I cinesi confermano un’affezione particolare per il nostro paese. Non pochi si sentono rincuorati dal potersi confrontare con un paese di lunga storia come il nostro. E inoltre caratterialmente i cinesi e gli italiani hanno una buona chimica: sono molti più i punti di contatto che quelli di differenza reale tra le due culture. Da qui una personale raccomandazione: non tradiamo la fiducia dei cinesi nei nostri confronti, evitiamo di mandare caffè-spazzatura come purtroppo è successo su altri mercati.

Ultima considerazione: ai cinesi piacciono caffè di carattere, normalmente di acidità moderata e con un amaro definito ma non eccessivo, in genere prediligono un corpo intenso. Questo perché associano il caffè a un prodotto deciso. E inoltre il consumo è molto orientato a bevande a base di espresso in cui comunque il caffè deve distinguersi con chiarezza.

Cosa bolle nella pentola di Caffè Italia dopo questa prima fortunata edizione di Guangzhou? Stiamo già lavorando alla seconda edizione: la vorremmo ancora più B2B. Ne avrete presto notizia, ma chi volesse già sin d’ora indicarmi cosa gli piacerebbe fare al prossimo Caffè Italia, può scrivermi a carlo.odello@absis.ws.

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